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Taranto nell’occhio del ciclone

CHESAREO Sembra che peggio debba ancora arrivare in questo momento esplosivo che coinvolge Taranto e i lavoratori dell’Indotto ILVA, i quali attendono retribuzioni per ben sette mensilità.  Non sono serviti piu’ di cinque minuti ad infrangere nuovamente le speranze dei lavoratori nel “dibattito” andato in onda ieri su RAI2 in diretta dalla Portineria ILVA.

Dipendenti e imprenditori ancora una volta abbandonati al loro destino, non rappresentati da una leadership forte che difenda i loro diritti in questo momento delicatissimo. Prossima “passeggiata”, a Roma dunque, senza camion, senza blocchi questa volta e, come ultima spiaggia, si mormora la possibilità di passare alle maniere forti: il blocco dello stabilimento.

Effettivamente un’azione del genere passarebbe alla storia a Taranto, ma sarebbe anche un’occasione imperdibile per unire la città che lotta per l’ambiente e lavoro pulito a quella che per anni si è “accontentata”  di sacrificare (forse decidendo per tutti) la salute per il  lavoro.

Intanto ieri nello stesso luogo è andata in onda anche un altro programma, il “dietro le quinte”, l’ennesima guerra tra vittime, l’ennesima  scena  di conflittualità cittadina.

La disperazione e la rabbia (come spesso accade) prendono il sopravvento sulla ragione anche di fronte a 30 cittadini armati delle migliori intenzioni, che nel tentativo di instaurare uno scambio costruttivo, una linea comune,  si sono presentati in portineria. Nulla da fare: “questo non è il momento. Questo è il nostro momento, noi non disturbiamo le vostre manifestazioni, non fatelo voi! “. Il finale l’abbiamo visto tutti in tv.

Intanto  le “toppe” del Governo volgono al termine e ben presto, per forza di cose le esigenze dei lavoratori incontreranno quelle dei cittadini.tornado.jpg.adapt.590.1

Ad un passo dal baratro dunque, spetta alla cittadinanza attiva non demordere dinanzi alle difficoltà nel confronto con i lavoratori, troppo spesso induriti dalla rabbia del momento, ma spetta soprattutto ai lavoratori  comprendere che se da un lato è legittimo pretendere i propri stipendi arretrati (e la città vi è vicina in questo) dall’altro è certo che “aggrapparsi alla barca che affonda” corrisponde, ad annegare assieme ad essa. Del resto se pur oggi stesso venissero pagati gli stipendi arretrati, quali  prospettive di stabilità future rimarrebbero in una situazione di questo tipo? Quali certezze in un sistema che sta crollando? Ovviamente nessuna. Oggi tocca  all’indotto, domani….

Disoccupati e ammalati, questa purtroppo, sarà la vera “lezione di vita” per tutti.

Allora non è forse meglio lottare uniti alla città per chiedere un futuro differente? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Il “Sistema Taranto” è fallito.

Non  resta dunque che mobilitarci compatti, per chiedere un’alternativa lavorativa pulita e stabile. Pretendere che la politica assolva al proprio compito nel minor tempo possibile, salvaguardando i lavoratori, con una pianificazione che si riveli puntuale da subito. Non ci sono altre vie, non ci può essere rinascita senza una riconversione economica e culturale, senza un volere politico preciso, una progettualità a breve ed a lungo termine, che miri a far voltare pagina a questa città che per troppi anni ha pagato con vite umane il suo contributo al PIL Nazionale.

E’ arrivata l’ora di chiedere il conto allo Stato Italiano. Dopo 7 Decreti “Salva-Ilva” è tempo di un vero Decreto che salvi Taranto.

Se vincerà il dialogo ed il buon senso tra noi tarantini, se saremo compatti, se capiremo che siamo persone e non categorie, gruppi o schieramenti, allora potremo imporci nel cercare di evitare il tracollo finale.

Ora piu’ che mai siamo sulla stessa barca……che affonda.

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Stop Tempa Rossa: Cosa si può fare.

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Promemoria per il Comune di Taranto.

1. Adozione dell’ERIR da parte del Comune di Taranto. Di cosa si tratta?
ERIR (Elaborato Rischi di Incidente Rilevante) è uno strumento per i comuni dove ci sono industrie a rischio di incidente rilevante, che deve essere obbligatoriamente approvato.
ERIR fotografa la situazione attuale del livello di rischio in un Comune sensibile.
L’adozione da parte del Comune dell’elaborato ERIR  consentirebbe di porre paletti ad impianti  futuri legati ad attività industriali a rischio di incidenti rilevante.

2. Non approvare la Variante al Piano Regolatore Portuale che include l’allungamento del pontile ENI necessario al Progetto Tempa Rossa.

3. Dura opposizione politica del Comune di Taranto al progetto Tempa Rossa contro le decisioni del Governo, mediante l’ istituzione di un Comitato Interregionale che mobiliti i parlamentari delle singole regioni.

 

 


A NAUFRAGARE E’ CONFINDUSTRIA TARANTO

stop tempa rossa ROSSO

IL VERO NAUFRAGIO E’ DI CONFINDUSTRIA TARANTO

COMUNICATO

31/07/2014

 

Se ci trovassimo nella baia di Sidney, saremmo circondati da coccodrilli in lacrime. Ma siamo a Taranto, la terra dei delfini, dove a piangere sono soltanto i tarantini a causa dei coccodrilli travestiti da operatori virtuosi che si defilano davanti alle reali motivazioni della disfatta industriale.
Una disfatta frutto della errata o mancante progettazione del territorio ionico ad opera di Confindustria.

Confindustria dovrebbe assumersi la responsabilità delle scelte operate in tutti questi anni, nell’ambito della pianificazione industriale e urbana, in regime di quasi totale autonomia, escludendo dalla consultazione le parti più numerose ed impegnate nella ricerca di soluzioni utili a tutti.

Bisogna ricordare agli imprenditori tarantini che i comparti della raffinazione, della produzione del cemento, di alcune tipologie edili e dei servizi navali di Transhipment sono andati in profonda sofferenza, a causa delle scelte incaute e strategicamente errate operate dalla dirigenza degli industriali tarantini, incuranti delle reali esigenze del territorio.

Al contrario, le scelte produttive operate dalle dirigenze di altre città, come nel caso di Confindustria Bari, Lecce e, in alcuni casi, anche Brindisi, mostrano indici positivi e altamente promettenti in controtendenza con le statistiche della provincia di Taranto.

Le scelte effettuate hanno pregiudicato la nascita e lo sviluppo delle attività innovative che sono invece in fase di insediamento nelle altre province, per giunta assai più redditizie di quelle tarantine sia per fatturato che per unità lavorative impiegate.

Non è un caso che le infrastrutture pubbliche, l’aeroporto, il porto turistico per l’utilizzo ibrido di passeggeri e merci, la nuova stazione ferroviaria, il collegamento ai corridoi transeuropei tirrenico ed adriatico, gli interporti completi di tutti i servizi, previsti a Bari, siano sempre stati una priorità per gli imprenditori delle altre province ma mai sostenuti a Taranto, città di mare strategica eppure priva sia di interporto per il trasferimento delle merci da mare a terra sia del corridoio intermodale di collegamento con Grottaglie.

Confindustria Taranto si è sempre preoccupata di assegnare e riservare aree portuali tra le migliori, più ampie e strategiche d’Italia a pochi privilegiati dell’industria pesante e inquinante precludendone l’uso alle grandi navi di linea passeggeri e ai traghetti e, di fatto, alle Piccole e Medie Imprese, a commercianti e artigiani, coltivatori, pescatori, operatori turistici, del terziario di base e avanzato, e persino all’industria edilizia, che sono la vera spina dorsale dell’economia della provincia di Taranto.

Di fatto, dunque, il vantaggio iniziale esclusivo e geografico è stato pregiudicato e non sfruttato dagli stessi pochi imprenditori locali, malgrado Taranto sia sempre stata l’unica a possedere le aree idonee alla concentrazione intermodale di tutte le infrastrutture ed i servizi prima citati.

Auspichiamo pertanto un rapido ravvedimento da parte di Confindustria Taranto.
E’ arrivato il momento che la comunità dell’area ionica, non ancora consapevole del disastro economico e programmatico in atto, venga in possesso di tutti gli elementi necessari per giudicare e trarre le dovute conclusioni.

 

MOVIMENTO STOP TEMPA ROSSA –IL PORTO AI TARANTINI