Quanto sei bella Taranto

taranto-1Che si parli di Ilva, Eni, Tempa Rossa o di qualsiasi altra attività che incide negativamente sul futuro o sulla salute dei tarantini la comune strategia dei nemici di questa città si è sempre mossa lungo la strada della divisione sociale.

Cittadini contro operai, ambientalisti contro lavoratori o piu’ semplicemente persone contro persone.

Una continua frammentazione che ha consentito a taluna politica di continuare i suoi giochi ad ogni livello, con aiuti di Stato (spesso palliativi per un malato terminale), modificando leggi fondamentali della democrazia, ostacolando pesantemente il lavoro della Magistratura. Tutto questo senza il minimo rischio elettorale.

Eppure ogni frammento contrapposto di questa Taranto soffre ed è impotente dinanzi a dei nemici comuni.  Qualità e prospettive di vita dei cittadini sono inconcepibili, i lavoratori (che pur sono cittadini) senza alcuna garanzia, ed i giovani  costretti a fuggire per un’alternativa lavorativa. Dopo anni di lotte, dopo aver fatto informazione, denunciato, manifestato, proposto alternative la coscienza di una parte della città ha fatto molti passi in avanti, ma la mentalità dei “tanti” è rimasta invariata.

Purtroppo Taranto non è rappresentata solo da un gruppo di volenterosi cittadini attivi  che cercano cambiare lo stato delle cose,  ad oggi siamo ancora una città operaia. Dunque possiamo affermare con certezza che sino a quando cittadini ed operai non marceranno insieme pretendendo un futuro diverso non sarà mai possibile mettere in difficoltà i nostri avversari.

In questi anni, molti passi in avanti sono stati fatti nel rapporto tra operai e cittadinanza, siamo ora giunti  alla resa dei conti. I timori, l’instabilità ed il bisogno di un’alternativa si fa sempre piu’ concreto anche in quel mondo  fatto di lavoratori incapaci di vedere e progettare in prospettiva la loro vita. Queste separazioni tra persone, di fatto si fanno sempre più’ inconcepibili in termini di bene comune. Oggi piu’ che mai la parte coscienziosa del Capoluogo Ionico dovrebbe porre  fine a queste inutili divisioni, muovere il primo passo, tendere la mano  a chi per propria condizione segue esclusivamente la politica del “portare il pane a casa”.

Spetta a noi dunque, l’arduo compito di ricucire a vantaggio di tutti questa ormai storica frammentazione cittadina, di creare una volontà unica di libertà da chi ci sfrutta, inquina e ruba il futuro. In sostanza, spetta a noi il compito di superare per primi i nostri limiti. Al netto delle divisioni sociali, nessuna persona dovrebbe morire nè con la “pancia piena” tantomeno vuota e alla cruda domanda “dove mangiano 10000 operai? A casa tua?” dovremmo cominciare a rispondere: “si, offrirei volentieri aiuto ad un lavoratore che si trova in una condizione peggiore della mia”.

Non cambierà la situazione se non capiremo che un problema di un nostro concittadino è un problema nostro. 

Come l’Africa è Taranto. Sfruttata, schiacciata, ridotta a fame e malattia se pur ricca di ori e diamanti nel suo sottosuolo, ma quanto sei bella Taranto.

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